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Non è buono ciò che è buono… Gli insetti, per esempio?

Due miliardi di persone nel mondo si cibano già di insetti, che hanno eccezionali proprietà nutritive. Perché noi Europei ne proviamo tanto disgusto?

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Gli insetti commestibili rappresentano, da molto tempo, una fonte alimentare in molte aree geografiche. Il loro consumo è tutt’altro che marginale dal momento che interessa almeno 2 miliardi di persone.
Gli insetti possiedono infatti una quantità molto elevata di proteine che nella maggior parte dei casi risulta superiore al 60% del peso secco (ovvero senza tenere conto dell’acqua, che in tutti gli esseri viventi è il composto più abbondante) e in alcune vespe si arriva addirittura all’81%.
Secondi i dati della FAO, gli insetti forniscono proteine di alta qualità e nutrienti paragonabili alla carne e al pesce, sono ricchi di fibre e micronutrienti e risultano particolarmente importanti nelle diete dei bambini sottonutriti grazie alla grande quantità di acidi grassi, inoltre presentano un basso rischio di trasmissione di zoonosi (malattie trasmesse dagli animali all’uomo).

Le proteine degli insetti inoltre sono di elevata qualità perché contengono in abbondanza tutti gli amminoacidi essenziali . Nelle campagne cinesi è una pratica comune cibarsi di alcune specie di insetti (come pupe del baco da seta, cicale, grilli, coleotteri giganti e scarafaggi), mentre la Thailandia è un paese che vanta un’antica e ancora viva tradizione gastronomica, dove non manca mai l’offerta di insetti cucinati nelle diverse modalità (fritture, bolliti, alla griglia) che oltre al gusto hanno lo scopo di eliminare i parassiti termolabili. In alcune zone dell’Africa vi è invece un consumo di insetti così radicato che può arrivare ad apportare quote molto rilevanti (fino al 50% dell’apporto proteico della dieta). Anche in America Latina, Oceania e Giappone il consumo di esapodi è tutt’altro che sconosciuto.

Sembrano quindi essere i Paesi Europei i più restii ad aprirsi a questo “nuovo” tipo di alimentazione; ma come vedono il consumo di insetti nell’avvenire?
C’è chi dice che il “futuro sia negli insetti” ; questi invertebrati hanno sempre fatto parte dell’alimentazione umana. Tuttavia, solo recentemente l’entomofagia ha catturato l’attenzione dei media, degli istituti di ricerca, dei cuochi ed altri operatori dell’industria alimentare, dei legislatori e agenzie che si occupano di agricoltura e alimentazione.
Il disgusto che noi europei proviamo per gli insetti è una conseguenza delle regole sociali, culturali e religiose che apprendiamo fin dall’infanzia. La cultura che si forma attorno al cibo deriva dal fatto che l’uomo ha insito in sé un pensiero classificatorio che lo porta a distinguere ciò che è commestibile da ciò che non lo è. Questo non vuol dire però che se una popolazione utilizza l’insetto come fonte alimentare quest’ultimo non possa essere commestibile anche per noi.

In Olanda e in Belgio, paesi europei con mentalità più aperta verso l’innovazione, possiamo già trovare in commercio alcuni prodotti a base di insetti, tra cui gustosi snack di cavallette o hamburger prodotti con farina di vermi, anche nell’ambito della grande distribuzione.
Anche all’EXPO nei vari padiglioni si possono gustare alcuni veri e propri orrori culinari, ma che per gli stomaci coraggiosi risultano vere e proprie delizie….Per la prima volta in Italia potranno essere consumati, grazie a speciali deroghe, cibi vietati dalla legge italiana, come la specialità giapponese del pesce palla crudo (detto fugu) o una bistecca di coccodrillo dello Zimbabwe, magari accompagnato dalla specialità cinese del vino di serpente. E chi non mangerebbe per dessert un invitante piatto di scorpioni ricoperti di cioccolato?
Viste le loro eccezionali proprietà nutritive, gli insetti sono certamente una concreta possibilità di produzione alimentare che non necessita di ulteriori terre arabili, fertilizzanti, irrigazione, macchine costose, combustibili, antiparassitari.
Tra i numerosi vantaggi ambientali risulta evidente la minore produzione di gas serra della maggior parte degli insetti rispetto agli allevamenti tradizionali e l’alto indice di conversione, cioè quanto mangime è necessario per incrementare di 1 kg il peso dell’animale. Inoltre gli insetti possono nutrirsi di rifiuti organici e sono in grado di trasformarli in proteine di alta qualità, a loro volta utilizzabili per l’alimentazione animale.

In definitiva si può concludere che utilizzare gli insetti come alimento potrebbe essere una scelta economicamente molto conveniente ed ecologicamente compatibile con la tanto auspicata – ma poco praticata – agricoltura sostenibile.

Secondo la Fao tra circa 30 anni – quindi intorno al 2050 – gli insetti saranno uno degli alimenti principali per l’uomo come fonte essenziale di proteine nobili, grassi utili, calcio, ferro e zinco. Siamo pronti?

Foto “Chingrit thot” by TakeawayOwn work. Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons.

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