Verità e falsi miti

Carbone vegetale, istruzioni per l’uso

Il carbone vegetale è un prodotto con effetti positivi per l'intestino. Aggiunto ai prodotti da forno (attenzione, però, non si può definire pane), diventa un semplice additivo senza particolari benefici per la salute

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Cos’è il carbone vegetale? Quali sono i suoi benefici? Pane e prodotti da forno che lo contengono fanno davvero bene alla salute? Cosa dicono le normative?

1) Cos’è il carbone vegetale?
Il carbone vegetale (Carbo Ligni Offcinalis), è ottenuto dalla lavorazione della legna e derivati sottoponendo il materiale vegetale a pirolisi (ovvero l’applicazione di calore in totale assenza di ossigeno) con alte temperature, tra i 600/1200 °C.
La trasformazione che avviene è in sostanza una distillazione secca del legno e il carbone è il residuo solido.
Al termine di tale processo si presenta sotto forma di pezzi o masse di colore nero-bluastro che spesso conservano la forma e la struttura della parte di pianta da cui sono state ottenute; queste devono essere leggere, porose e fragili, con frattura netta e lucente.
Da qui segue la macinazione fino ad ottenere una polvere finissima, nera, leggera, inodore ed insipida.
I carboni attivi sono caratterizzati da un alto contenuto di carbonio (80-95%, mentre il resto è principalmente ossigeno e idrogeno) e vengono trattati in modo da aumentarne la porosità e quindi la superficie di assorbimento.

2) Perché è noto per le sue funzioni benefiche nel tratto gastro-intestinale?
Grazie alla sua porosità ha grandi capacità assorbenti, essendo in grado di trattenere molti tipi di sostanze, a partire dai gas fino a particelle solide, attraendole nella sua superficie interna. Ciò fa sì che esso venga principalmente utilizzato in terapie come assorbente gastrointestinale nei disturbi della defecazione (diarree, dissenteria), nel meteorismo (gas intestinali) e nelle intossicazioni poiché il carbone vegetale, non viene assorbito dal tratto gastrointestinale e l’intera dose ingerita viene escreta con le feci. Vi sono inoltre alcune evidenze che il carbone attivo possa influenzare favorevolmente il quadro lipidico e viene anche descritto un uso esterno del carbone nella disinfezione di ferite, ulcere putride e suppuranti.
Bisogna porre attenzione anche alle dosi assunte perché le sue capacità assorbenti potrebbero ridurre l’assorbimento e l’efficacia di:
farmaci (spesso salva-vita come ipoglicemizzanti, anticoagulanti, anticoncezionali o ormoni tiroidei);
nutrienti, tra cui soprattutto le vitamine, fondamentali per il nostro corpo.
Per questi motivi, nelle modalità di assunzione si raccomanda di distanziare la somministrazione di altri farmaci o nutrienti di almeno 2 ore dall’assunzione di carbone.

3) Quali sono le quantità minime di carbone vegetale consentite in pane o pizze o croissant ? Sono utili nell’apportare qualche beneficio?
Le dosi consentite di carbone vegetale per la panificazione sono di 10-15 g per ogni chilogrammo di farina, dunque se mangiate pizza e panini ai pasti principali in dosi anche moderate è possibile tranquillamente assumere una quantità di carbone vegetale quasi uguale a quella raccomandata per chi è affetto dei sintomi sopra descritti, che è di circa 1-2 g.
Il consumatore dovrebbe essere informato del fatto che, assumendo una tale quantità di carbone vegetale durante i pasti, si ottiene l’effetto di non assimilare i nutrienti.
Quindi come potete notare mangiare il cosiddetto “pane al carbone vegetale” non apporta alcun beneficio significativo per il nostro organismo, scegliere questo pane non è un rimedio naturale per contrastare i sintomi del meteorismo e del gonfiore addominale.

4) Perché non si può chiamare pane? È l’aggiunta del carbone vegetale che ne comporta una definizione diversa?
Il pane per esser definito tale deve contenere esclusivamente ingredienti base come: acqua, farina e lievito.
Il carbone vegetale viene considerato un additivo e tutti i prodotti che lo contengono non potranno definirsi “pane” ma “prodotti della panetteria fine”.
Con una circolare ministeriale del 22 dicembre 2015, il Ministero della Salute chiarisce quelle che sono le disposizioni in merito alla fabbricazione e all’utilizzo del termine di pane nero. Se la sostanza è utilizzata come colorante le disposizioni da applicare sono quelle contenute nel Regolamento CE n. 1333/08, per quanto riguarda le dosi, mentre per i requisiti di purezza vige il Regolamento UE n. 231 del 2012 nel quale viene specificato che il carbone vegetale può essere utilizzato esclusivamente come colorante nei prodotti da forno.

Qualora si utilizzi il carbone vegetale negli alimenti per effetti benefici sulla salute, il regolamento a cui fare riferimento è quello dell’UE n. 432 del 2012, il quale sottolinea che il prodotto alimentare deve essere corredato di un elenco con specifiche indicazioni sull’ utilizzo e se ci sono particolari fasce della popolazione, come ad esempio i bambini, che non possono assumere il prodotto.
Per quanto riguarda la realizzazione di prodotti da forno come pane, pizza o focacce il Ministero si è espresso come segue nella nota 47415 del 22 dicembre 2015:
• è ammissibile la produzione di un “prodotto della panetteria fine” denominato come tale, che aggiunga agli ingredienti base (acqua, lievito e farina), tra gli altri, anche il carbone vegetale come additivo colorante e nelle quantità ammesse dalla regolamentazione europea in materia (Reg. CE 1333/08 All. II Parte E);

non è ammissibile denominare come “pane” il prodotto di cui al punto 1, né fare riferimento al “pane” nella etichettatura, presentazione e pubblicità dello stesso, tanto nel caso in cui trattasi di prodotto preconfezionato quanto nel caso di prodotti sfusi (Articolo 18, Legge 580/67);

• non è ammissibile aggiungere nella etichettatura, presentazione o pubblicità del prodotto di cui al punto 1 alcuna informazione che faccia riferimento agli effetti benefici del carbone vegetale per l’organismo umano, stante il chiaro impiego dello stesso esclusivamente quale additivo colorante.

5)  Il carbone vegetale è un colorante? Quali sono quelli ammessi nel mondo dell’alimentare?

Il carbone vegetale, aggiunto negli alimenti, viene definito colorante riconoscibile in etichetta con il codice E153, poiché le dosi utilizzate negli alimenti non apportano benefici all’organismo.
Il mondo dei coloranti è decisamente vario e complesso, molti sono sottoposti continuamente a nuovi e costanti studi e molti sono stati vietati nel tempo. Si identificano in etichetta con la lettera E seguita da un numero che può andare dal 100 al 199: per saperne di più o per scoprire chi si cela dietro al nome in codice vi consigliamo di scoprire l’elenco dei coloranti. Diventerete sicuramente consumatori più consapevoli.

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