Dal campo alla tavola

Ogm, ma non solo: la biotecnologia nel piatto

14 aprile 2016  •  Irene Cincera Francesco Saraconi
Negli ultimi anni si è acceso un grande dibattito attorno agli OGM. Ma l'uso di tecniche per ottenere nuove varietà più produttive o resistenti alle malattie è una pratica antica. La mutagenesi indotta, per esempio....

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La modifica delle colture per ottenere nuove varietà è una pratica diffusa ben prima della scoperta delle tecniche della manipolazione Ogm. La varietà di grano Creso, per esempio, viene usata da decenni per la nostra pasta

Negli ultimi anni ha avuto grande seguito il dibattito sugli Ogm, tuttavia non dobbiamo pensare che sia l’unico modo che attualmente permette di ottenere nuove varietà: esistono moltissime altre tecniche che permettono una manipolazione del genoma, senza per forza ricorrere alla trasformazione genetica del DNA dell’organismo modificato, come nel caso degli Ogm.

La prosperità in cui viviamo non è solo dovuta a motivi economici. Ad esempio, se i nostri frigoriferi sono sempre pieni non è solo merito dei nostri stipendi, ma anche di quella che viene chiamata Green Revolution. Con questo termine si intende una serie di innovazioni tecnologiche che, dagli anni ’40 hanno permesso di raggiungere produzioni maggiori.

La rivoluzione verde nasce con lo scopo di combattere la fame nel mondo; per questo ambizioso progetto le tecniche utilizzate furono principalmente tre:

– innovazioni tecnologiche nella meccanizzazione

– nuovi fitofarmaci e fertilizzanti

– nuove varietà

In particolare tra le diverse innovazioni, la costituzione di nuove varietà tramite il miglioramento genetico è responsabile di più del 50% dell’incremento produttivo ottenuto. Ma cosa si intende con nuove varietà? Come si forma una nuova varietà?
La risposta è con il miglioramento genetico. Il miglioramento genetico è un processo attraverso il quale gli uomini, fin dalla nascita dell’agricoltura, modificano le caratteristiche dei vegetali al fine di avere varietà con migliore adattabilità e migliori attitudini produttive, nonché con una sempre maggiore qualità nutritiva.
Migliorare le caratteristiche di una varietà è un processo complesso che necessita una combinazione favorevole tra molte caratteristiche che danno nel complesso produttività maggiore e maggiore qualità, ad esempio: resistenza a particolari malattie, al freddo, alla siccità…
Con il progredire delle conoscenze, si sono sviluppate diverse tecniche estremamente diversificate al fine di ottenere piante sempre migliori dal punto di vista agronomico: queste tecniche vanno dalla semplice selezione in campo delle piante con caratteristiche migliori, all’incrocio tra varietà diverse, alle più innovative manipolazioni genetiche.

Un esempio di una tecnica nata prima degli Ogm è la mutagenesi indotta
Con tale termine si identifica la tecnica di induzione di modificazioni genetiche, mutazioni, attraverso il ricorso ad agenti mutageni fisici o chimici, come le radiazioni (x, gamma), o agenti chimici come l’Etil Metil Sulfonato. Le mutazioni genetiche per quanto rare, sono un fatto naturale che è alla base dell’evoluzione, l’utilizzo della mutagenesi indotta permette di aumentare la loro frequenza e la loro utilità per il miglioramento genetico. Queste strategie vengono impiegate fin dagli anni ‘30, per introdurre modificazioni nei genomi vegetali.
La tecnica in sé è abbastanza semplice: un quantitativo sufficiente di semi viene sottoposto all’azione di agenti mutageni, segue la semina del campione e la valutazione degli individui nati dai semi mutati. Su questo numero di piante vengono selezionate solamente le piante che corrispondono alle caratteristiche ricercate o ritenute utili; e che rappresentano il punto di partenza per la costituzione delle nuove varietà commerciali.

Anche se il consumatore spesso non ne è consapevole, sul mercato sono tantissime le varietà ottenute con queste metodologie (circa 2000); ne è un esempio lampante la varietà di grano duro Creso costituita nel 1974 e tutt’ora commercializzata. Il Creso nasce dall’irradiazione di semi della varietà Cappelli, altra importante varietà di grano duro. Da tutti i semi irraggiati si selezionò una pianta che si era resa interessante per le maggiori produzioni e la maggior resistenza ad alcune malattie; questa prima mutazione fu il punto di partenza, dal quale, attraverso successivi incroci venne selezionata la varietà Creso. Per le sue qualità il Creso ebbe un enorme successo sul mercato italiano, tanto da coprire fino al 50% del mercato dei semi: veniva utilizzato soprattutto per la produzione di pasta. Esatto! La pasta, la regina delle nostre tavole, è stata, ed è in parte prodotta con grano mutagenizzato.
E poiché il Creso viene coltivato fin dagli anni ‘70, sicuramente ognuno di noi ne ha mangiato…

Le domande spontanee che tutti si pongono sicuramente sono: e la nostra salute? E la qualità delle produzioni?
Sulle varietà ottenute tramite mutagenesi attualmente non c’è nessuna prova che ne dimostri la pericolosità né per l’uomo né per l’ambiente e possono essere liberamente coltivate, allo stesso modo la qualità nutrizionale di questi prodotti non è variata. Perciò…
… non lasciamoci influenzare dai pregiudizi nei confronti delle nuove tecnologie: da migliaia di anni l’uomo applica, di volta in volta, le più avanzate tecnologie disponibili, modificando piante e animali, scegliendone e coltivandone i migliori. Proprio tale selezione ha reso possibile i continui incrementi qualitativi e quantitativi delle coltivazioni e del cibo disponibile.

Con la collaborazione del prof. Matteo Busconi 

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