Food Focus

Alimentazione, tra happy hour e take away: così mangiano gli studenti

3 giugno 2016  •  Matilde Passamonti
Dalla colazione spesso salata, al pranzo con la schiscia, alle cene con pizza e kebab. Un'indagine fotografa gli stili di alimentazione degli studenti fuori sede

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L’ alimentazione di chi frequenta l’università lontano da casa oggetto di un’indagine: dalla colazione troppo spesso salata, al pranzo con la “schiscia”, alle cene con pizza e kebab, ma anche la crescente attenzione al biologico, il menù tipo di noi under 25.

Se è vero che sui gusti è meglio non discutere, nulla vieta di studiarli con indagini statistiche, e se a condurle è l’istituto Danone in partnership con due università, l’alto livello di ricerca scientifica è assicurato.
La Fondazione Istituto Danone ha infatti festeggiato i suoi 25 anni tracciando lo stile di alimentazione di un particolare ceppo della popolazione: ha infatti rivolto la propria attenzione «ai giovani studenti fuori sede che affrontano per la prima volta il problema della loro alimentazione e che possono dunque incorrere nel rischio di cattive abitudini», come spiega il prof. Lorenzo Morelli, Presidente della Fondazione e Preside della Facoltà di Scienze Agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, partner della ricerca insieme all’Università degli Studi di Pavia.
La restituzione dei risultati dell’indagine “Il gusto di avere 25 anni” è avvenuta lo scorso 25 maggio nella sede Milanese dell’Università Cattolica alla presenza di un folto pubblico di studenti e non; «parallelamente all’indagine, insieme ai membri del Board Scientifico della Fondazione Istituto Danone è stata individuata una lista di “temi caldi” che identificano credenze e luoghi comuni ampiamente diffusi sull’ alimentazione, privi però di fondamenti scientifici», aggiunge la Prof.ssa Annamaria Castellazzi, Vice Presidente di FID Italia; inoltre, a dieci di questi “hot topics” sono stati dedicati pannelli illustrativi esposti nella mostra allestita nell’Ateneo Milanese.
Seguiamo ora lo studente fuori sede (tra i 19 e i 27 anni) e la sua alimentazione, nel suo menu “tipo” secondo l’indagine:

COLAZIONE
Il giorno comincia, e con questo anche le prime irregolarità: il 10% degli studenti afferma infatti di saltare il pasto mattutino.
Il restante 90% predilige cereali (31%), succhi di frutta (30%) e yogurt (23%).

SPUNTINO
Il classico effetto “non vederci più dalla fame” è forse quello che spinge il 17,5% tamponare il picco ipoglicemico di metà mattina con “quello che trovano”.
Un virtuoso 30% usa come spuntino la frutta.

PRANZO
Vince la tradizione nordica, con il 73% di studenti che si avvalgono della pratica “schiscia”.
Un 50% di studenti, nostalgici dei sapori della regione d’origine, afferma di farsi inviare cibo da casa in media una volta al mese.

CENA
Vince la stanchezza di fine giornata: il 60% si affida a un comodo take away (soprattutto pizza e kebab).

EXTRA
La routine stanca, qualche concessione “extra” non guasta: il 74% degli studenti non rinuncia all’happy hour (il 51% almeno 1 volta a settimana), il 70% all’alcool nel weekend (il 35% anche durante la settimana), e il 29% al fumo.

CURIOSITA’
Dall’indagine emerge un trend positivo verso il cibo biologico (24%) e integrale (33%), mentre scarsa risulta l’informazione sulle allergie: il 16% si dichiara allergico ad alimenti, ma tra questi il 36% non sa dire quale test allergologico abbia fatto o magari non ne ha nemmeno fatto uno.
Che quello dello “studente fuori sede” sia un cambiamento totalizzante lo dimostra anche il fatto che il 70% di loro afferma di avere cambiato le proprie abitudini alimentari in seguito al trasferimento, ricalibrandole anche in base al budget (il 19% rinuncia per esempio al pesce).

Informazioni importanti quelle fornite dalla Fondazione che, come conclude Marc Gosselin, Presidente e Amministratore Delegato Danone Italia, attraverso questo studio «celebra e rinnova la sua missione, promuovendo occasioni di confronto sui temi della nutrizione umana, le sfide di oggi e quelle di domani, coinvolgendo come parte attiva chi del futuro sarà protagonista: le nuove generazioni».

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