Le parole del cibo

Nutrigenetica, la dieta a misura di Dna

28 luglio 2016  •  Matilde Passamonti
Nutrigenetica: una dieta sana studiata “su misura” per ognuno di noi sulla base del Dna, per prevenire patologie e obesità. Una prospettiva che, grazie ai progressi della ricerca, è già realtà.

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Siamo quello che mangiamo: ecco come lo screening del genoma può contribuire a un’alimentazione più sana

Quando Socrate nel V secolo a.C. predicava il “conosci te stesso”, forse non immaginava che sarebbe stato preso alla lettera dagli scienziati del XXI secolo d.C. Il sequenziamento del genoma umano (Progetto Genoma Umano, 1990-2003) e lo sviluppo di tecnologie bioinformatiche hanno infatti permesso di studiare e conoscere in dettaglio il nostro DNA, contribuendo all’emergere della “medicina personalizzata”, l’elaborazione cioè di un piano terapeutico per ciascun paziente, sulla base della sua predisposizione genetica a specifiche patologie.
La scoperta di patologie associate alle mutazioni genetiche ha permesso anche una migliore comprensione dell’effetto della dieta sulla salute umana, portando alla nascita della “nutrigenetica”, che avrebbe fatto la gioia di Ludwig Feuerbach, filosofo tedesco del 1800, assertore della celebre massima “siamo quello che mangiamo”; la nutrigenetica infatti studia come il nostro DNA influenza la risposta ai componenti della dieta, determina i fabbisogni nutritivi e la predisposizione a patologie alimentari (celiachia, intolleranze, etc), aiutando nello sviluppo di diete personalizzate.

Il mercato italiano della nutrigenetica ha visto un boom soprattutto a partire dal 2014, passando dalle poche migliaia di analisi, registrate negli anni precedenti, ad alcune decine migliaia. Questo dato merita un maggiore studio e approfondimento.
Una delle caratteristiche innovative della “nutrizione personalizzata” è a chi si rivolge: lo screening genetico è infatti consigliato ai sani, e se l’esito dello screening risulta positivo per la predisposizione ad una certa patologia, il nutrizionista può sviluppare un regime alimentare capace di essere innanzitutto un programma di prevenzione, affinché i sani si mantengano tali.
Ci si rivolge dunque all’esperto non per curare una malattia conclamata, ma per prevenire lo sviluppo di determinate patologie prima della loro insorgenza.

Come funziona l’elaborazione di una dieta personalizzata?
Lo raccontano i ricercatori del Parco Tecnologico Padano, polo di eccellenza per l’agroalimentare e la biomedicina, che da 5 anni tra i suoi servizi vanta anche quelli di nutrigenetica.
– L’analisi viene condotta sul DNA estratto da un campione salivare del paziente e si concentra su specifiche mutazioni note per essere legate all’insorgenza di patologie alimentari.
– I risultati ottenuti vengono forniti agli esperti di nutrizione che li elaborano integrando l’informazione genetica con gli altri dati raccolti sullo stato di salute del paziente per la formulazione della dieta.

Qualche esempio
Il più classico è l’intolleranza al lattosio, lo zucchero caratteristico del latte, determinata dal deficit dell’enzima lattasi che serve a “digerirlo” in zuccheri semplici. La lattasi vede la massima espressione alla nascita, ma già dopo i primi mesi di vita la sua attività decresce; tuttavia, gli individui portatori di mutazioni associate alla persistenza della lattasi sono in grado di esprimere questo gene anche dopo lo svezzamento, e di digerire dunque il lattosio anche da adulti.
L’intolleranza al lattosio, ipolattasia, raramente si manifesta a livello congenito, mentre molto frequente (70% della popolazione globale) è l’intolleranza primaria, data dalla non persistenza della lattasi durante il decorso della vita; in realtà, poiché è sufficiente che l’enzima funzioni al 50% per garantire la digestione del lattosio, non tutti gli individui affetti da ipolattasia primaria manifestano i sintomi clinici. Altre patologie che alterano la mucosa intestinale, dove è sito l’enzima lattasi, portano all’insorgere di intolleranze secondarie, che sono temporanee e si risolvono con il venire meno delle cause che le hanno determinate.
Il test genetico risulta quindi fondamentale nella valutazione della persistenza della lattasi e nella conseguente elaborazione di una dieta che fornisca l’apporto di lattosio più adatto alle specifiche condizioni del singolo.

La genetica può aiutare a interpretare anche fenomeni più complessi come l’obesità. Recenti studi riguardanti le mutazioni genetiche associate al rischio di obesità hanno aiutato a chiarire i meccanismi molecolari coinvolti nell’insorgere della patologia, quale ad esempio la presenza di mutazioni nel gene FTO e in altri specifici geni.

Un altro esempio riguarda il gene MTHFR, importante nel ridurre il rischio cardio-vascolare; una sua mutazione spingerebbe probabilmente il vostro nutrizionista a inserire nella dieta dosi supplementari di succo d’arancia, verdure a foglia verde scuro, arachidi, fagioli e leguminose, tutti alimenti ricchi di folato.

Quanto costa?
Il costo dell’analisi genetica e dell’elaborazione di una dieta personalizzata è compreso tra i 100 e i 400 euro, a seconda della complessità dell’analisi svolta.
Numerose sono le associazioni gene-nutriente note, ma ancora molto resta da scoprire alla nutrigenetica e alte sono le aspettative al riguardo: la nutrizione personalizzata potrebbe davvero essere un efficace sostegno per la salute umana nell’individuare una dieta sana studiata “su misura” per ognuno di noi. Già a partire da oggi.

Si ringrazia per la collaborazione  Davide Ederle, Core Facilities Project Manager presso il Parco Tecnologico Padano, Lodi.

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