Dal campo alla tavola

Canapa, non è solo fumo negli occhi

20 settembre 2016  •  Francesco Saraconi
Dopo secoli di coltivazione per produrne la fibra, questa pianta è praticamente scomparsa, sommersa di pregiudizi. Eppure il suo olio è ricchissimo di salutari proprietà nutritive. E i suoi semi un appetitoso condimento. Scopriamo insieme i segreti di una pianta troppo spesso vittima di pregiudizi

Condividi questo post

Canapa, una coltivazione che sta ultimamente tornando in auge. Non per la sua attitudine ad essere usata per scopi “ludici”, bensì per le sue proprietà nutrizionali. Sfatiamo alcuni miti su questa pianta.

Fino agli anni ’40 l’Italia era la prima produttrice di canapa (Cannabis sativa) al mondo. I benpensanti drizzeranno le orecchie leggendo ciò, ma dovete sapere che l’uso principale della canapa è per la produzione di fibra. Il cordame delle navi, i tessuti e anche la carta venivano prodotti usandola come materia prima (per capire quanto fosse importante basti pensare che, secondo alcune teorie, la città di Macerata nelle Marche, si chiama così proprio perché nel suo territorio si ponevano a macerare i fusti raccolti nelle zone limitrofe). Soppiantata dalle più moderne (e meno costose) fibre sintetiche, la canapa scomparve dalla nostra nazione durante gli anni ’50 e ’60.

Solo negli ultimi anni si sta tentando di recuperare (non senza difficoltà) questa antica coltura. E non solo per i suoi interessantissimi usi industriali. I semi di canapa sono ricchissimi in olio, fino al 35% del loro peso, e quest’olio si distingue per le sue incredibilmente alte concentrazioni di acido linoleico e linolenico, meglio noti rispettivamente come omega-6 e omega-3. Ovvero gli acidi grassi poliinsaturi di cui si sente tanto parlare in televisione. Quei grassi dalle incredibili capacità di abbattere pressione e rischio di ictus, combattere depressione, artrite, malattie del cuore e colesterolo alto, si trovano tutti nell’olio di canapa. Non a caso sta prendendo sempre più piede nelle diete per individui soggetti ad alto colesterolo o a rischio di malattie cardiovascolari e sempre più spesso ne sentiamo decantare le miracolose proprietà.

Ma l’olio non è l’unico prodotto interessante della nostra amica dalle foglie pennatosette: dai suoi semi possiamo ricavare anche farine con cui fare pane e dolci oppure semi interi decorticati da usare come condimento per i nostri piatti (alcuni ci fanno pure il caffè, ma stendiamo un velo pietoso). Anche le foglie vengono usate per fare tisane e liquori. E infine i fusti, come già detto prima, che vengono usati per la produzione di fibre e materiali utili per la bioedilizia. Pensate che addirittura la Lotus (celebre casa automobilistica d’oltremanica) nel 2008 presentò la EcoElise, auto sportiva che vedeva tra i suoi componenti anche dei pannelli di canapa atti a risparmiare peso senza intaccare l’integrità della carrozzeria.

Negli ultimi anni anche il mondo della medicina sta riscoprendo questa pianta: composti come il CBD (cannabidiolo, che, ci tengo a precisare, non è psicoattivo) hanno interessantissime funzioni antiinfiammatorie, vasorilassanti, antiemetiche, antibatteriche, antiepilettiche, antipsicotiche, analgesiche e tante altre. Insomma, della canapa non si butta via nulla, possiamo definirla il maiale del regno vegetale.

Dobbiamo fare però chiarezza su questa pianta, poiché da troppo tempo nelle menti dei più domina l’ignoranza. Il THC (tetraidrocannabinolo), composto psicoattivo che l’ha resa celebre nel mondo, non si trova nell’olio (ma nelle ghiandole) e non si trova nemmeno nelle varietà coltivate in Italia: la corrente legislazione vieta la coltivazione di varietà con livelli di THC superiori allo 0,2%. Inutile quindi gridare al lupo quando vedrete un campo di canapa: quelle che si vedono nelle nostre zone (salvo casi particolari…) sono varietà appositamente selezionate per avere il THC sotto i limiti di legge e se ne dovrebbe fare un (ab)uso smodato prima di sorbire qualche effetto. La strada della canapa tuttavia non è certo in discesa e priva di ostacoli, i pregiudizi che ormai regnano incontrastati da anni sono duri a morire e una legislazione confusa non aiuta certo gli agricoltori. Forse nei prossimi anni questa coltura vedrà una nuova era dell’oro come in passato, forte delle sue interessantissime proprietà, staremo a vedere. Nel frattempo la canapa nelle sue mille sfaccettature è oggetto di studio di progetti di ricerca come il MultiHemp che riunisce università e imprese di tutto il mondo e di cui l’Università Cattolica è coordinatore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo e-mail non verrà pubblicato. Tutti i campi sono obbligatori